Il territorio del Sannio beneventano è molto più di una provincia del Sud Italia: è un concentrato di eccellenze produttive che hanno conquistato il mondo mantenendo intatte le proprie radici.
Con oltre 200 milioni di euro di fatturato annuo dalle produzioni di punta e migliaia di occupati, questa terra dimostra che tradizione e innovazione possono convivere creando ricchezza, identità culturale e un modello di sviluppo sostenibile.
Dalle vallate del fiume Calore alle pendici del Monte Taburno, dalle botteghe artigiane di Cerreto Sannita ai frantoi millenari, ogni angolo di questa provincia racconta storie di imprenditori visionari, maestri artigiani e famiglie che da generazioni custodiscono segreti produttivi unici al mondo.

Rummo: Quando la pasta diventa leggenda

La storia inizia nel 1846, quando Antonio Rummo costruisce un mulino lungo il fiume Calore a Benevento. Oggi, 178 anni e sei generazioni dopo, il Pastificio Rummo è sinonimo di eccellenza italiana nel mondo, con un fatturato di 200 milioni di euro e presenza in oltre 60 paesi.
Il segreto? Il Metodo Lenta Lavorazione®, un processo brevettato che garantisce alla pasta una tenuta di cottura certificata tra il 100% e il 140% del tempo consigliato.
È l’unica pasta al mondo con certificazione Bureau Veritas per la resistenza alla sovracottura: puoi dimenticarla sul fuoco e resterà comunque al dente.
Questo miracolo si ottiene attraverso la trafilatura al bronzo, l’essiccazione a basse temperature con tempi variabili per ogni formato, e l’utilizzo di semola di grano duro con contenuto proteico superiore al 14,5%.
La resilienza di Rummo è leggendaria quanto la sua pasta.
Il 15 ottobre 2015, un’alluvione devastante allagò lo stabilimento con onde alte quattro metri. La risposta fu immediata: la campagna virale #SaveRummo mobilitò oltre 123.000 persone in tutto il mondo. L’azienda non solo si risollevò, ma superò i livelli produttivi pre-alluvione.
Nel 2021, il Ministero dello Sviluppo Economico dedicò un francobollo commemorativo ai 175 anni di attività, riconoscimento riservato alle eccellenze del sistema produttivo italiano.
Nel 2023, Rummo è stata riconosciuta da NielsenIQ come il brand in più rapida crescita nel mercato della pasta statunitense, con una crescita del 16,5% del fatturato consolidato.
Non male per un’azienda che ha iniziato con un mulino sul Calore.

Strega: L'Incantesimo giallo che conquista il mondo

Nel 1860, Giuseppe Alberti, figlio di uno speziale beneventano, crea una ricetta destinata a diventare leggenda: il Liquore Strega.
La formula segreta prevede circa 70 erbe e spezie – tra cui zafferano, cannella di Ceylon, ginepro appenninico, menta sannita, finocchio e anice stellato – macerate in alcol di cereali e distillate in alambicchi a collo di cigno.
Il liquore invecchia poi per minimo sei mesi in botti di frassino, sviluppando quel colore giallo brillante e quel profilo aromatico complesso che lo rendono unico.
La ricetta è custodita da solo due persone alla volta della famiglia Alberti, ora alla sesta generazione, e conservata in un antico cassettone visibile nel museo aziendale.
Il nome evoca le leggendarie streghe (janare) che secondo la tradizione si riunivano a Benevento sotto un magico albero di noce.
Questa narrazione è diventata un formidabile strumento di marketing: Strega come pozione d’amore che unisce le coppie per sempre.
Lo Spazio Strega, situato nell’edificio storico dove tutto ebbe inizio, offre un viaggio affascinante attraverso l’erboristeria, la distilleria con gli alambicchi ancora in uso, la cantina con le botti d’invecchiamento e una curiosa sala dedicata alle oltre 400 bottiglie contraffatte raccolte in tutto il mondo … testimonianza paradossale del valore del brand.
Ma Strega è anche cultura.
Il Premio Strega, fondato nel 1947, è il più prestigioso riconoscimento letterario italiano, l’equivalente del Pulitzer Prize.
Da Umberto Eco a Primo Levi, i vincitori hanno tradizionalmente brindato con un sorso di Strega, consolidando il legame indissolubile tra il liquore e la cultura italiana.

I Torroni del Sannio: Da Roma ai giorni nostri

Quando il poeta Marziale, nel I secolo d.C., citava la “cupedia” tra le cinque eccellenze del Sannio, stava parlando di quello che oggi chiamiamo torrone.
L’etimologia deriva dal latino “cupere” (desiderare), indicando un prodotto tanto bramato da meritare questo nome.
San Marco dei Cavoti è la capitale indiscussa del croccantino.
La Premiata Fabbrica Cav. Innocenzo Borrillo, fondata nel 1891, rappresenta il prototipo del torronificio artigianale sannita.
Innocenzo Borrillo, dopo vent’anni di apprendistato nella pasticceria svizzera Caflisch di Napoli, tornò al paese natale e creò i famosi “Baci”, poi chiamati Croccantini: barrette croccanti di zucchero caramellato con mandorle e nocciole tostate, ricoperte di cioccolato fondente.
La produzione resta rigorosamente artigianale: cottura in paioli di rame, stesura a mano con matterello, taglio con lame circolari e incarto individuale di ogni pezzo da circa 15 grammi. L’azienda opera ancora nella sede originale del 1891, conservando arredi d’epoca con bilance antiche, pesi in ottone e mobili in lacca veneziana.
Le Fabbriche Riunite Torrone di Benevento (FRTB), nate nel gennaio 1908, rappresentano invece il modello della produzione tradizionale su scala maggiore. Il loro prodotto di punta, “La Copeta di Mario Rosa”, ricrea l’antica ricetta romana.
Il processo produttivo richiede maestria e pazienza: la cottura lenta dura fino a 16 ore per i torroni artigianali di qualità.
La miscela di miele e zucchero viene riscaldata a 80°C, poi si aggiunge l’albumina montata, infine le mandorle preriscaldate. Questa lunga cottura crea quella consistenza asciutta, dolce e friabile che distingue il torrone beneventano.
La Festa del Torrone e del Croccantino, che si tiene a San Marco dei Cavoti nei due weekend di dicembre, attira migliaia di visitatori, trasformando il piccolo borgo in un tempio della dolcezza.

I Vini del Sannio: L'Oro liquido dei colli

Il territorio beneventano produce il 50% del vino campano, con 10.000 ettari vitati e circa 7.900 viticoltori. E qui si celano alcune delle sorprese enologiche più interessanti del Sud Italia.
La Falanghina del Sannio è la vera regina: il Sannio produce l’80% di tutta la Falanghina italiana, con una produzione annua di 5 milioni di bottiglie.
Questo vitigno autoctono – il cui nome deriva dal latino “falangae” (palo di sostegno delle viti) – produce vini bianchi freschi con note floreali, frutta a polpa bianca, agrumi e una caratteristica mineralità.
Produttori come Terre Stregate hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento Tre Bicchieri del Gambero Rosso per sette anni consecutivi con il loro Svelato Falanghina.
Non male per un vitigno che fino a pochi decenni fa rischiava l’oblio.
L’Aglianico del Taburno DOCG, definito “il Barolo del Sud”, rappresenta invece l’eccellenza nei rossi. Prodotto sui versanti del Monte Taburno, richiede per la versione Riserva almeno tre anni d’invecchiamento in legno.
I vini presentano un profilo aromatico complesso con ciliegia, mora, ribes, violette, rose appassite, vaniglia, pepe nero e cuoio, con un’importante capacità d’invecchiamento.
Nel 2024-2025, i vini del Sannio hanno ottenuto 331 riconoscimenti da guide nazionali e internazionali.
Le tre grandi cooperative (La Guardiense a Guardia Sanframondi con 1.000 soci e 6 milioni di bottiglie annue, Cantina del Taburno a Foglianise, Cantina di Solopaca) rappresentano circa l’80% della produzione, affiancate da numerose aziende familiari di qualità come Mustilli, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia e il nuovo arrivato Fappiano.

L'Olio Extravergine: Verde Oro Sannita

L’olivicoltura beneventana ha radici antichissime. Virgilio, nelle Georgiche, esaltava il Monte Taburno (“Iuvat olea magnum vestire Taburnum”). Oggi la provincia conta circa 14.700 ettari olivetati con oltre 8,5 milioni di piante.
L’Ortice è la varietà autoctona predominante nel Sannio, particolarmente apprezzata per le qualità organolettiche. L’olio presenta fruttato intenso, note erbacee con aroma di pomodoro verde, sapore armonico con sensazioni amare e piccanti ben bilanciate.
Il Frantoio Romano di Ponte rappresenta l’eccellenza della molitura beneventana. Attivo dalla metà dell’Ottocento e ora alla quarta generazione, il frantoio è certificato biologico e ha ottenuto il sigillo “Alta Qualità IOO%” con tracciabilità completa.
Gli oli monovarietali Ortice hanno conquistato riconoscimenti internazionali tra cui l'”Oil of the Year” nella classifica mondiale URVOO, esportando in Germania, Giappone e altri mercati.
Questa continuità culturale bimillenaria, che dal grammatico Orbilio Pupillo arriva ai ricercatori inseriti nei ranking mondiali, passando per gli storici che hanno preservato la memoria del territorio, testimonia la capacità del Sannio di coniugare tradizione e innovazione.
Le radici profonde nella storia romana e longobarda, l’eredità della Benevento pontificia, lo spirito imprenditoriale moderno, e l’opera paziente di conservazione della memoria locale si fondono in un patrimonio umano che continua a contribuire significativamente alla cultura italiana e mondiale.

Il Sannio beneventano emerge così non solo come custode di memorie antiche, ma come territorio vitale che produce ancora oggi personalità capaci di eccellere nei rispettivi campi, mantenendo viva una tradizione di eccellenza che attraversa i secoli e conferma la centralità culturale di questa terra nel panorama italiano.

Le altre gemme del Sannio

Il paniere agroalimentare beneventano è ricchissimo. Il Caciocavallo Silano DOP, certificato dal 1993, viene prodotto con latte vaccino a pasta filata. Il Pecorino Laticauda, riconosciuto come prodotto PAT e inserito nell’Arca del Gusto di Slow Food, deriva da una razza ovina nordafricana introdotta durante il regno borbonico.

La Salsiccia Rossa di Castelpoto è Presidio Slow Food con disciplinare rigoroso. Il Prosciutto di Pietraroja, paese di appena 600 abitanti sul Matese, vanta documentazione storica del 1776.
Il miele del Sannio, prodotto artigianalmente nelle zone del Monte Taburno, esprime sapori eccezionali grazie alla flora incontaminata.

Il Carciofo di Pietrelcina, altro Presidio Slow Food, rappresenta una varietà particolarmente tenera introdotta intorno al 1840.
La tecnica tradizionale prevede la copertura delle foglie superiori e la legatura usando giunchi raccolti sulle rive del fiume Tammaro.
Attualmente 13 produttori registrati lavorano per preservare questa varietà a rischio estinzione.

Un territorio che guarda al futuro

Il Sannio beneventano dimostra che tradizione e modernità possono coesistere generando valore economico, occupazione qualificata e identità culturale. Le sei generazioni della famiglia Alberti alla guida di Strega, la resilienza di Rummo, i maestri torronai che cuociono per 16 ore in paioli di rame, i viticoltori che hanno portato la Falanghina dal quasi oblio al successo internazionale: questi attori rappresentano un modello di sviluppo alternativo alla delocalizzazione e standardizzazione industriale.

I numeri parlano chiaro: 200 milioni di euro di fatturato dalle produzioni d’eccellenza, migliaia di occupati diretti e indiretti, export verso oltre 60 paesi, centinaia di riconoscimenti internazionali ogni anno. Ma oltre ai numeri c’è qualcosa di più profondo: la consapevolezza che in questi prodotti si custodisce l’anima di un territorio, le sue radici storiche, la sua identità.

Quando stappi una bottiglia di Strega, quando cuoci un piatto di penne Rummo, quando mordi un croccantino di San Marco dei Cavoti o versi un bicchiere di Falanghina, non stai semplicemente consumando un prodotto. Stai assaporando millenni di storia, generazioni di sapienza artigianale, la passione di famiglie che hanno scelto di restare e investire in questa terra.

Il Sannio beneventano è la dimostrazione vivente che le aree interne del Sud Italia possono competere vittoriosamente nei mercati globali premium, mantenendo intatte le proprie radici e la propria identità. Una lezione preziosa in un’epoca di omologazione e standardizzazione.

E la prossima volta che passerai da Benevento, fermati. Visita lo Spazio Strega, assaggia un croccantino, scopri le cantine del Taburno. Perché dietro ogni eccellenza c’è una storia che merita di essere raccontata e, soprattutto, vissuta.

Navigazione Veloce

Scegli la piattaforma per la condivisione!

Lascia un commento