La prima Falanghina in purezza della storia moderna è nata nel Sannio.
Nel 1979, nelle cantine tufacee di Sant’Agata de’ Goti, a circa 16 metri sottoterra, Leonardo Mustilli – ingegnere spesso indicato come “il papà della Falanghina” – imbottigliò la prima Falanghina vinificata in purezza in epoca moderna.
È stato l’inizio della fase moderna di un vitigno che ha portato il Sannio fra le principali aree vitivinicole italiane.
Oggi l’area interessata dalla DOC Falanghina del Sannio conta circa 2.261 ettari vitati e oltre 100 aziende imbottigliatrici, con una produzione che rappresenta una quota largamente maggioritaria della Falanghina prodotta in Campania. Si tratta di un vitigno autoctono che fino a pochi decenni fa era a rischio di scomparsa.
Qui di seguito la storia e le caratteristiche di questo vitigno.
Una storia antica
Già nel II secolo a.C. le popolazioni sannite coltivavano la vite nelle aree attraversate dai tratturi della transumanza.
La tradizione storica e alcuni studi collegano parte della viticoltura antica del Sud Italia agli scambi con la Magna Grecia, ma le connessioni specifiche con i vitigni dell’Epiro restano ipotetiche.
Il nome “Falanghina” è ricondotto dalla maggior parte degli studiosi al latino “falanga” (palo di sostegno della vite), con riferimento alla pratica di allevamento a pali.
Alcune ipotesi meno accreditate suggeriscono una connessione con il “Falernum”, celebre vino dell’antica Roma.
Declino e recupero
In età medievale e moderna la coltivazione della Falanghina si ridusse progressivamente, sostituita da vitigni di diffusione più ampia.
Nel 1976 il Comitato Provinciale Vitivinicolo Sannita avviò un programma di recupero dei vitigni autoctoni. In questo contesto si colloca il lavoro di Leonardo Mustilli.
Mustilli, la cui famiglia si era stabilita a Sant’Agata de’ Goti provenendo da Ravello nel Cinquecento, scelse di recuperare il vitigno e nel 1979 vinificò la prima bottiglia di Falanghina in purezza della storia moderna.
Oggi le figlie Paola e Anna Chiara proseguono l’attività nelle stesse cantine scavate nel tufo di Palazzo Rainone, dove la temperatura si mantiene costante intorno ai 13 °C. Il cru aziendale “Vigna Segreta” ha ottenuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. In meno di cinquant’anni la Falanghina del Sannio è passata da vitigno poco coltivato a denominazione riconosciuta.
Il territorio
Le caratteristiche della Falanghina del Sannio sono strettamente legate al territorio di produzione.
Il massiccio del Taburno-Camposauro (1.394 metri) influenza il microclima dell’area: scherma i vigneti dalle correnti fredde e favorisce escursioni termiche fra giorno e notte che possono superare i 20 °C, condizione utile alla concentrazione aromatica delle uve.
Il suolo
I suoli sono prevalentemente argilloso-calcarei, arricchiti da depositi vulcanici provenienti dal vulcanismo campano (Roccamonfina, Campi Flegrei, Vesuvio). L’elevato contenuto di potassio contribuisce alle note di mineralità e sapidità dei vini.
I vigneti si estendono tra i 200 e i 650 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente meridionali.
Le quattro sottozone
La DOC Falanghina del Sannio è articolata in quattro sottozone, ciascuna con caratteristiche proprie:
Taburno: comprende i comuni pedemontani (tra cui Apollosa, Bonea, Foglianise, Torrecuso, Vitulano, Ponte, Paupisi), con vini di maggiore struttura.
Sant’Agata de’ Goti: area storicamente legata al recupero contemporaneo del vitigno e alla famiglia Mustilli.
Solopaca: nella Valle Telesina, con Falanghine di impronta fresca e snella.
Guardia Sanframondi: area con diverse etichette storicamente premiate.
Quattro areali diversi, accomunati dalla stessa denominazione.
I produttori
La produzione della Falanghina del Sannio è legata a storie aziendali ben identificate, tra cooperative storiche e realtà familiari.
Le cantine storiche
Oltre alla cantina Mustilli, tra le realtà più rappresentative del territorio si segnalano:
La Cantina del Taburno (fondata nel 1972) gestisce circa 600 ettari di vigneto ai piedi del massiccio e si avvale della consulenza enologica di Luigi Moio.
La Guardiense, cooperativa fondata nel 1960 con 33 viticoltori, oggi conta oltre 1.000 soci e produce circa 140.000 ettolitri l’anno. Il consulente enologo è Riccardo Cotarella.
Le nuove generazioni
Tra le realtà più recenti, Mario Fappiano di San Lorenzello ha ottenuto i Tre Bicchieri 2024 del Gambero Rosso e sta lavorando a un Metodo Classico 100% Falanghina.
Terre Stregate è stata premiata per il rapporto qualità-prezzo con l’etichetta “Svelato”.
Terrae Laboriae sperimenta la vinificazione in qvevri, anfore di terracotta di tradizione georgiana, alla ricerca di un profilo aromatico diverso da quello ottenuto in acciaio.
Riconoscimenti e denominazioni
Il 2019 è stato un anno decisivo per la visibilità del territorio.
Cinque comuni del Sannio – Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata de’ Goti, Solopaca e Torrecuso – sono stati designati “Città Europea del Vino” da Recevin nell’ambito del territorio “Sannio Falanghina”.
Il progetto ha coinvolto investimenti per circa 2 milioni di euro e un calendario di oltre 120 eventi nel corso dell’anno; per l’occasione è stato emesso anche un francobollo celebrativo.
Le denominazioni
La DOC Sannio è stata riconosciuta nel 1997; nel 2011 è stata istituita la DOC specifica “Falanghina del Sannio”, che ha sancito l’identità del vitigno all’interno del territorio.
Il Sannio Consorzio Tutela Vini, fondato nel 1999, rappresenta oggi quasi 400 soci e oltre 2.000 viticoltori. Per la tracciabilità utilizza anche QR code applicati alle fascette di Stato.
Riconoscimenti internazionali
I Tre Bicchieri del Gambero Rosso sono stati assegnati a più etichette del territorio negli ultimi anni. Ulteriori riconoscimenti sono arrivati da concorsi internazionali in Stati Uniti, Germania e Francia, con attenzione delle principali riviste specializzate di settore.
La Falanghina del Sannio è oggi presente nelle carte dei vini di ristoranti e wine bar in numerosi mercati internazionali, dagli Stati Uniti all’Australia, dalla Cina al Brasile.