Castelpoto è un comune di 1.118 abitanti (Istat 2025) in provincia di Benevento, a 293 metri sul livello del mare sulla riva destra del fiume Calore.
Il territorio copre 11,78 km². Il centro storico medievale fu abbandonato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 ed è noto come “borgo fantasma”: conserva case in pietra, vicoli stretti e la Torre dell’Orologio con le lancette ferme alle 13:13.
Sul territorio si produce la Salsiccia Rossa di Castelpoto, riconosciuta come Presidio Slow Food.
NAVIGAZIONE VELOCE
DA SAPERE
Antico borgo longobardo del IX secolo, feudo dei Bartoli dal 1627, diventato borgo fantasma dopo il terremoto del 1980.
Arte
Castello Ducale con Torre dell’Orologio (lancette ferme alle 13:13), Chiesa di San Nicola Vescovo (XVII sec.), borgo medievale abbandonato con case in pietra e mezze porte tradizionali.
Eventi
Sagra del Fusillo al Ferretto (agosto), Sagra della Salsiccia Rossa (aprile), Festival S(t)uoni (estate), Festa Patronale Santi Martiri (maggio), tradizioni del maiale con Slow Food.

Introduzione a Castelpoto
Castelpoto è un comune di 1.118 abitanti (Istat 2025) in provincia di Benevento, a 293 metri sul livello del mare sulla riva destra del fiume Calore. Il territorio copre 11,78 km². Il centro storico medievale è stato abbandonato dopo il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 ed è conosciuto come “borgo fantasma”.
Il toponimo è ricondotto alle origini longobarde: “Castello” dal latino Castrum e “Poto” dal nome del gastaldo longobardo Potone, attivo nel IX secolo. La prima attestazione scritta è documentata nel X secolo.
La storia del borgo è segnata da diversi eventi drammatici. Il terremoto del Sannio del 5 giugno 1688 distrusse l’abitato, causando numerose vittime fra cui il barone Nicola Bartoli. Nel 1656 la peste ridusse la popolazione da 74 a 40 famiglie; nel 1837 un’epidemia di colera colpì il paese.
Il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 ha sancito l’abbandono definitivo del centro storico, da cui l’attuale denominazione di “borgo fantasma”. Il tessuto urbano conserva case in pietra, vicoli stretti e le caratteristiche “mezze porte”. La Torre dell’Orologio del Castello Ducale ha le lancette ferme alle 13:13.
Il comune è noto per la Salsiccia Rossa di Castelpoto, riconosciuta come Presidio Slow Food. Dal territorio si osserva il massiccio del Taburno-Camposauro, conosciuto anche come “Dormiente del Sannio”.
Il Castello e il Borgo Fantasma
Il Castello Ducale di Castelpoto è il principale monumento del borgo fantasma. La Torre dell’Orologio, con le lancette ferme alle 13:13, sovrasta l’abitato abbandonato.
Il castello ha origini longobardo-normanne e fu più volte rimaneggiato. La fortificazione si integra con le abitazioni limitrofe. Il Palazzo Ducale fu ricostruito dopo il terremoto del 1688 sulle macerie dell’edificio precedente; si conservano portali in marmo bianco e stemmi delle famiglie feudali.
Il feudo fu acquistato nel 1627 da Giovanni Giacomo Bartoli per 18.000 ducati. I Bartoli ottennero il titolo ducale da Carlo VI d’Austria e mantennero il feudo fino all’abolizione del feudalesimo.
Il borgo fantasma conserva le caratteristiche “mezze porte” usate per la ventilazione estiva, i ballatoi esterni, le case in pietra lavorata e i vicoli stretti. In molte abitazioni restano oggetti d’epoca e arredi originali.
Il centro storico è sotto videosorveglianza ed è meta di urban exploration. Sono disponibili visite guidate ai vicoli del borgo.
Attrazioni a Castelpoto
Il patrimonio di Castelpoto comprende la Torre dell’Orologio del Castello Ducale, il borgo fantasma medievale, la Chiesa di San Nicola Vescovo e i resti del Ponte Romano delle Maurelle sul fiume Calore.
#1 Torre dell’Orologio del Castello Ducale
La Torre dell’Orologio, con le lancette ferme alle 13:13, è il simbolo del borgo. Il Castello Ducale ha origini longobardo-normanne ed è stato più volte rimaneggiato.
La fortificazione si integra con l’edificato circostante e conserva portali in marmo bianco e stemmi delle famiglie feudali. Il Palazzo Ducale fu ricostruito dopo il terremoto del 1688 sulle macerie dell’edificio precedente.
Il feudo fu acquistato nel 1627 da Giovanni Giacomo Bartoli per 18.000 ducati; i Bartoli ottennero il titolo ducale da Carlo VI d’Austria e mantennero il feudo fino all’abolizione del feudalesimo.
#2 Il Borgo Fantasma Medievale
Il centro storico, abbandonato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, è uno dei principali esempi di “borgo fantasma” dell’Italia meridionale.
Si conservano le caratteristiche “mezze porte” per la ventilazione estiva, i ballatoi esterni, le case in pietra lavorata e i vicoli stretti. Nelle abitazioni restano oggetti d’epoca e arredi originali.
Il borgo è sotto videosorveglianza ed è meta di urban exploration. Le visite guidate consentono di percorrerne i vicoli.
#3 Chiesa di San Nicola Vescovo
La chiesa madre fu ricostruita tra il 1696 e il 1698, dopo il terremoto del 1688, e fu consacrata dal cardinale Vincenzo Maria Orsini (arcivescovo di Benevento dal 1686 al 1724, poi Papa Benedetto XIII).
Il battistero poggia su una colonna romana. Gli altari sono in marmo e vi sono statue lignee di epoca barocca. La chiesa conserva bolle di indulgenza attribuite ai pontefici Innocenzo XII, Clemente XI e Gregorio XVI.
Dal 2017 è conservata una reliquia della manna di San Nicola proveniente dalla Basilica di San Nicola di Bari. San Nicola Vescovo è venerato come compatrono il 6 dicembre, con benedizione dei bambini e distribuzione delle pagnotte benedette.
#4 Ponte Romano delle Maurelle
I ruderi del Ponte delle Maurelle, sul fiume Calore, sono riferibili all’antica viabilità romana che collegava Benevento al territorio circostante. I resti documentano l’importanza del passaggio viario nel sistema stradale romano e medievale.
Secondo la tradizione popolare, il sito è legato alla vicenda della sepoltura di Manfredi di Svevia dopo la battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266: si tratta tuttavia di una ricostruzione leggendaria, non documentata dalle fonti storiche.
I resti del ponte sono oggi visitabili e fanno parte dei percorsi escursionistici lungo il fiume Calore.
Gastronomia & Eventi
La gastronomia di Castelpoto fa parte della tradizione culinaria sannita. Prodotto simbolo è la Salsiccia Rossa di Castelpoto, Presidio Slow Food:
La Salsiccia Rossa di Castelpoto deve il suo colore rosso intenso alla polvere di “papauli” (peperoni locali essiccati). Il disciplinare Slow Food prevede l’impiego di prosciutto, spalla e pancetta di suino, sale, finocchietto selvatico, aglio e polvere di “papaulo”. Senza conservanti né additivi chimici. L’asciugatura e la stagionatura avvengono in locale con camino a legna (quercia, ulivo). Prodotto pronto dopo circa 30-40 giorni.
Tra i primi piatti tradizionali: i fusilli al ferretto fatti a mano, conditi con la salsiccia rossa; la “mnestra mmaretata” con verdure e carni; le lagane con ceci o fagioli; lo scarpariello con pomodori, pecorino e basilico (piatto di origine napoletana diffuso nell’area).
Tra i formaggi dell’area: il Caciocavallo Silano DOP (Castelpoto rientra nel disciplinare) e il pecorino di Laticauda. Il territorio rientra nell’area di produzione dell’Aglianico del Taburno DOCG (Castelpoto è fra i tredici comuni del disciplinare) e nelle denominazioni Sannio DOC e Falanghina del Sannio DOC. Tra i prodotti dell’area anche il Liquore Strega di Benevento.
Eventi a Castelpoto
A Castelpoto si svolgono diversi eventi annuali:
La Sagra del Fusillo al Ferretto si tiene ad agosto (tipicamente dall’11 al 15). Comprende laboratori di pasta fatta a mano aperti al pubblico e stand gastronomici con fusilli al sugo di salsiccia rossa, accompagnati da musica e intrattenimento serale.
La Sagra della Salsiccia Rossa si svolge a fine aprile ed è dedicata al prodotto simbolo del paese. Il programma comprende degustazioni, stand gastronomici con cecatielli e piatti tipici abbinati ai vini locali.
Il Festival S(t)uoni è una rassegna multidisciplinare ambientata nel borgo medievale, con mostre, visite guidate, presentazioni di libri, laboratori teatrali, performance musicali e degustazioni di prodotti tipici.
La Festa Patronale dei Santi Martiri Costanzo, Simplicio, Vittoriano e Gaudenzia si celebra dal 12 al 14 maggio, con processione e riti religiosi. San Nicola Vescovo è venerato come compatrono il 6 dicembre, con la benedizione dei bambini e la distribuzione delle pagnotte.
La Pro Loco collabora con Slow Food Taburno-Valle Caudina nell’organizzazione di convegni e incontri con i produttori del Presidio della Salsiccia Rossa.